"Time", il futuro è dei timidi
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Se fino ad ora l’essere estroverso e socievole era sintomo di salute, longevità e successo, l’autorevole settimanale americano “Time” ha messo in dubbio questo consolidato luogo comune. «Il
potere della timidezza» è il titolo di un recente numero del settimanale, in cui si sostiene la tesi che la timidezza reca molti benefici nascosti sul posto di lavoro, nelle relazioni sociali e nella società in generale. A sostenere ciò il giornalista Bryan Walsh.
Questa teoria afferma che gli introversi, il 30% della popolazione circa, hanno meno amicizie, ma le relazioni che instaurano sono «più profonde e gratificanti». Inoltre la loro natura, maggiormente cauta ed attenta rispetto a quella degli estroversi, permette loro di prendere decisioni più sagge e ponderate, doti da non sottovalutare.
Il 40% dei manager americani rientrerebbe nella categoria degli introversi, i quali sanno anche ascoltare con maggiore attenzione il prossimo e attrarre così individui creativi e indipendenti (afferma Adam Grant, docente di psicologia alla Wharton Businnes School), al posto di circondarsi di collaboratori servili ed ubbidienti come fanno invece i leader estroversi.
Ancora Susan Cain nel libro «Quiet: The Power of Introverts in a World that Can't Stop Talking» sostiene che la tendenza dell’uomo ad essere introverso o estroverso è una parte cruciale della sua identità. Il libro si scaglia contro l’America degli “urlatori”, privilegiati in ogni ambito rispetto alle persone più timide e riservate. Il giornale Time, infine, scrive che il futuro potrebbe appartenere ai timidi, «i geni solitari e visionari, poche parole e molti fatti».







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