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    postdateiconVenerdì 04 Dicembre 2009 18:18 | PDF | Stampa | E-mail
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    forum - Risponde Avv. e Prof. Antonino De Silvestri

    Gentile Avvocato,

    Circa un mese fà ho visto un programma su una rete nazionale, nel quale parlavano di quanto fosse facile per ciclisti amatoriali recuperare sostanze dopanti da massaggiatori e fisioterapisti. Queste persone spiegavano esattamente tutti i vantaggi e svantaggi nell’assumere tali sostanze, parlando di possibili conseguenze come arresti cardiaci in maniera assolutamente normale. Com’è possibile che un ciclista amatoriale, andando da un semplicissimo massaggiatore o fisioterapista riesca a recuperare tutte le sostanze dopanti che vuole, in maniera così veloce e sicura? Penso allora ai professionisti che tramite medici, fisioterapisti, massaggiatori e team manager possono ordinare e prendere di tutto. Si riuscirà secondo Lei ad ottenere uno sport sicuro senza sostanze dopanti?

    Grazie Tobia da Malo

    Carissimo amico,

    la tua domanda è assai articolata e complessa perché, da un lato, mi chiedi se “si riuscirà ad ottenere uno sport sicuro senza sostanze dopanti” mentre, dall’altro, mi chiedi spiegazioni circa l’ormai accertata possibilità per un ciclista amatoriale di reperire “ da un semplicissimo massaggiatore o fisioterapista tutte le sostanze dopanti che vuole, in maniera veloce e sicura”.

     

    Occorre perciò distinguere i due aspetti,

    quello che attiene allo sport agonistico, che si svolge nei canali federali e olimpici, dall’altro relativo allo sport amatoriale.

     

    Quanto alla prima domanda, quella di carattere generale, ti dico subito che la lotta al doping nelle competizioni sportive ufficializzate costituisce sicuramente la massima sfida che gli Stati e le Autorità sportive si trovano ad affrontare per tutelare la correttezza delle gare e la salute degli stessi gareggianti.

     

    Fanno parte delle aspirazioni ancestrali dell’uomo, il potenziamento della propria forza, la liberazione della stanchezza ed il desiderio di vittoria, tant’è che, in qualsiasi contesto storico e geografico, troviamo metodi di alterazione delle proprie capacità psicofisiche e, per venire in epoche più recenti, molte morti, in particolare di pugili e di ciclisti, trovano la loro spiegazione nell’assunzione di sostanze (es. stricnina) dopanti di quelle usate oggi, così come molti episodi di sport tramandati come mitici ( quello, ad esempio, del maratoneta Dorando Petri che, caduto a pochi metri dal traguardo, aiutato ad alzarsi, ha ripreso a correre in direzione opposta).

     

    Il doping non riguarda solo lo sport professionistico, in cui le vittorie producono soldi e celebrità, ma ogni forma di competizione agonistica e perfino, appunto, l’attività amatoriale, nella quale spesso le sostanze dannose vengono assunte per migliorare il proprio aspetto (c.d.doping estetico), ed un capitolo a parte è quello, più diffuso di quanto si possa pensare, che attiene ai minori, con effetti devastanti sulla loro crescita, specie nelle ragazze. Né riguarda solo, come molti credono, sport di fatica: ogni disciplina ha il suo doping, che viene impiegato anche per diminuire l’emotività ed aumentare la concentrazione.

     

    Il fenomeno, verso la fine degli anni Ottanta dello scorso secolo (in particolare dopo la revoca della medaglia olimpica nel 1988 al velocista Ben Jonhson), è passato da una fase artigianale, incentrata sull’assunzione delle sostanze proibite nell’immediatezza della gara a quella attuale, caratterizzata invece da una scientifica e sistematica programmazione dell’intera attività sportiva dell’atleta, anche nelle fasi pre e post gara, che impone il concorso di esperti di medicina e farmacologia, continuamente impegnati nella ricerca di sostanze diverse da quelle conosciute e vietate.

     

    Si sono così individuati anche nuovi metodi, quali l’emodoping (somministrazione di sangue, eventualmente anche prelevato in precedenza, allo scopo di accrescere la presenza di globuli rossi e di riacquistare più velocemente le energie spese), e ci si è anche dedicati, purtroppo con successo, alla scoperta di sostanze schermanti in grado di neutralizzare i risultati dei controlli (c.d. doping indiretto). La nuova frontiera, essendo la pratica illecita strettamente legata al progresso scientifico, è costituita dal c.d. doping genetico, nato dalla ricerca sulla distrofia muscolare, che ha consentito di individuare un virus geneticamente manipolato (c.d. gene di Ercole) che, iniettato su topi di laboratorio, ne avrebbe aumentato la forza muscolare sino al 50%.

     

    Il doping programmato è sicuramente dannoso alla salute com’è ampiamente comprovato anche a livello autoptico: il fegato devastato di taluni atletiche che ne hanno fatto uso è riportato su tutti i testi di medicina sportiva, che più in generale sono assai dettagliati nel descrivere le patologie che ne derivano. Gli strumenti di lotta di articolano su vari piani.

    Innanzi tutto quello sportivo. Spetta al CIO il compito di guidare l’azione di contrasto che si riverserà, a cascata, sui singoli Comitati Nazionali e sulle relative federazioni sportive. Da noi esiste un organo di giustizia sportiva specializzata, l’ Ufficio di Procura Antidoping, che ha il compito di accertare le relative violazioni punibili anche con la radiazione. Fondamentale è anche l’azione di contrasto statuale, specie dopo l’emanazione della legge n° 376/2000 che, in attuazione della Convenzione di Strasburgo del 16 novembre 1989 (anche l’Unione Europea è fortemente impegnata nel debellare la piaga), ha previsto specifiche ipotesi di reato per chi si dopa, per chi procura sostanze vietate e per chi le somministra.

     

    Il sistema è completato dalla WADA (Word Anti-Doping Agency), agenzia internazionale

    Indipendente, costituita su iniziativa del CIO dieci anni fa, composta da esponenti del mondo sportivo e da rappresentanti governativi, che ha emanato un Codice Mondiale Antidoping unificato allo scopo di assicurare maggiore effettività e armonizzazione alla lotta contro il fenomeno attuando una sorta di sinergia tra il procedimento disciplinare sportivo e quello sanzionatorio degli Stati.

     

    Diverso è il discorso in ambito amatoriale, in particolare nelle palestre, ove si pratica culturismo ovvero, più in generale, nello sport non competitivo (maratone, sci da fondo, percorsi ciclistici, ecc…), che si trasforma assai spesso, per ignoranza e per narcisistica volontà di emergere, in una vera e propria lotta contro gli altri competitori, ed è in tale contesto, dunque, che si fa purtroppo ricorso al doping, data appunto la facilità con cui è possibile reperire le sostanze vietate. Sostanze vietate, si badi bene, che non consistono solo in farmaci usati senza controllo medico, ma che comunque necessitano di ricette, quanto, soprattutto, in preparati artigianali provenienti spesso da paesi dell’est e orientali, confezionati senza alcuna garanzia igienico-sanitaria e dagli effetti in parte sconosciuti.

     

    Proprio un’ inchiesta condotta da me personalmente, quando ero P.M. in città, ha consentito di accertare, sei anni fa, l’esistenza di un fiorente commercio che ha portato ad assimilare il traffico di sostanze dopanti a quello di sostanze stupefacenti, considerato il basso costo di produzione di entrambe a fronte dei rilevantissimi vantaggi economici realizzati con il loro smercio curato assai spesso, anche questo, dalla criminalità organizzata .

     

    E’ perciò vero che istruttori e allenatori, ignoranti e privi di moralità, riescono facilmente ad approvvigionarsi, da veri e propri criminali, di sostanze vietate da distribuire ai malcapitati e altrettanto ignoranti fornitori amatoriali che, non essendo impegnati in gare ufficiali, non possono essere sottoposti ad alcun controllo. Attenzione però.

     

    A coloro che, a qualunque titolo, procurano o somministrano sostanze dopanti è sicuramente applicabile la citata legge n° 376/2000, che prevede pene detentive assai severe, ulteriormente maggiorate se il loro impiego ha cagionato un danno alla salute ovvero ha riguardato fruitori minorenni.

     

     

    Antonino De Silvestri

     
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